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Gilberto
Govi
nasce a Genova il 22 ottobre 1885 in Via San'Ugo 13 nei pressi della Stazione Principe. Il padre Anselmo è impiegato delle ferrovie e dalla nativa Modena si è trasferito nel capoluogo ligure per motivi di lavoro assieme alla moglie Francesca Gardini, di Bologna.
A quattordici anni Gilberto entra a far parte di una compagnia filodrammatica genovese e per cinque anni frequenta questo mondo artistico che gli trasmette la passione per il teatro che diverrà poi il grande amore della sua vita. Nel 1902 viene intanto assunto come disegnatore presso le Officine Elettriche Genovesi, ma Govi non pensa di rinunciare al teatro per una vita da impiegato. Nel 1904, infatti, a soli 19 anni si iscrive all'Accademia Italiana del Teatro Nazionale con sede nello stradone Sant'Agostino ed inizia la sua carriera artistica: nel 1911 incontra sul palcoscenico del Nazionale Caterina Franchi Gaioni che diverrà poi sua moglie, nel 1912 viene scritturato come attor giovane da una compagnia professionista e nel 1914 fonda la Compagnia Dialettale, di cui assume il ruolo di direttore artistico e primo attore, nel 1917 si esibisce per la prima volta lontano dalla Liguria, a Torino con “I manezzi pe' maià 'na figgia ed il 26 settembre dello stesso anno si sposa con Rina. |
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Sino
al 1923 alterna l'attività di disegnatore a quelle di attore che gli da
sempre maggiori soddisfazioni anche sotto il profilo economico e
finalmente il 31 dicembre di quell'anno si dimette dalle Officine
Elettriche Genovesi per dedicarsi completamente al teatro. Il 1926 è
l'anno della splendida e fortunata tournèe in Argentina dove recita per
tre mesi e mezzo con ben 162 repliche e conserverà le locandine
dell'epoca per sempre tra i suoi ricordi più cari. Il successo fu
enorme perché i tantissimi emigrati liguri ritrovarono in lui non solo
il gusto della propria lingua, ma il sapore delle proprie tradizioni e
delle proprie radici. Nel 1928 recita a Roma, l'anno dopo a San Rossore
ospite di Vittorio Emanuele III e della corte sabauda e nel 1930 porta
in scena a Parigi Pignasecca e Pignaverde. Non va dimenticato che il
governo di quegli anni non amava particolarmente i dialetti poiché li
considerava un ostacolo alla diffusione dell'italiano e quindi alla
costruzione della patria fascista e quindi in un primo tempo l'attività
artistica di Govi fu guardata con sospetto, ma agli spettacoli romani
intervenne persino Mussolini, che volle regalargli una foto con dedica
in segno di sincero apprezzamento. Da quel momento gli attestati di
stima dei più importanti gerarchi divennero usuali e Govi sarà l'unico
attore dialettale ad assurgere a fama nazionale. Nel 1932 riceve
l'onorificenza di Grande Ufficiale della Corona d'Italia e nel 1935 si
esibisce a Tripoli ospite personale di Italo Balbo. Nel 1938 inaugura il
Teatro Margherita a Genova e tra il 1942 ed il 1951 le sue commedie
approdano al cinema ed incide alcuni dischi con i suoi più celebri
monologhi. Nel 1957 si dedica ad un lungo ciclo di commedie da portare
in scena esclusivamente per essere riprese e trasmesse in televisione e
nel 1960 rimette in piedi la compagnia per l'ultima stagione della sua
fortunatissima carriera e nel 1966 muore nella sua Genova. Il suo
studio, le sue foto di scena, i suoi disegni, i suoi schizzi e studi di
trucchi e parrucche, gli abiti di scena, i copioni tante volte
modificati e corretti, i suoi ricordi più cari, il suo medagliere,
furono poi conservati gelosamente dalla moglie Rina per quasi vent'anni
ed alla sua scomparsa furono donati al Comune di Genova affinché
trovasse una definitiva sede espositiva presso il Museo Biblioteca
dell'Attore. Sino ad oggi ciò non è stato possibile per ragioni di
spazio ed il lascito Govi è ospitato presso il Museo di Sant'Agostino
in una saletta riservata. A richiesta lo si può visitare, si possono
consultare i copioni e le fotografie, ma soprattutto si può rivivere
l'atmosfera magica del suo studio privato dove i ricordi di una
meravigliosa carriera gli hanno allietato gli ultimi anni di vita: il
veliero che troneggiava sulla scena di “Colpi di Timone”, gli
occhiali di “Sotto a chi tocca” e “Tanto pe-a regola”, il gilet
dei “Manezzi”, i trucchi e lo specchio che portava sempre per il suo
camerino, di scena, il baule dei vestiti, la croce cardinalizia di “Sua
eminenza manica larga”, le bocce dell'omonima commedia, le foto con
dedica di altri famosi artisti: Ermete Zacconi, Aureliano Pertile,
Pietro Mascagni, Tito Schipa… ed il quadro forse più celebre: Govi il
volto e la maschera dove il pittore Canepa nel 1925 volle immortalare a
sinistra l'attore nei panni del personaggio di “Quello Bonanima” ed
a destra com'era nella vita.
Giunio Lavizzari Cuneo
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