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Non c'è nulla di peggio e di ingiusto del silenzio che cala sulla memoria dei grandi attori dopo la loro scomparsa dalla scena della vita e dal palcoscenico. Eppure accade ed in questo momento pensiamo al grande Cesco Baseggio, pilastro del teatro dialettale veneto, attore eccezionale sia nel classico (pensiamo a Goldoni ed al Ruzzante), che nel teatro contemporaneo (le commedie di Renato Simoni scritte per lui): forse gli attori regionali lo ricordano ancora, ma il teatro italiano lo ha accantonato ed era un grande e non è il solo.
Gilberto Govi, dopo quasi 40 anni dalla sua scomparsa, è vivo come pochi, anzi pochissimi. A volte ci pare quasi strano questo ricordo così tenace, riflettendo su questa eccezionale memoria non risulta poi tanto strana. Perché? Perché è stato un caso unico sulla scena italiana: il primo e grande artista che ha portato in palcoscenico e fatto conoscere a tutta Italia il nostro linguaggio dialettale: ostico, aspro, stretto, duro. Govi lo ha manipolato, addolcito, senza svilirlo, presentandolo signorilmente, vero ed attuale conquistando tutta l'Italia, prima dai palcoscenici da nord a sud della penisola, poi oltre oceano, soprattutto l'Argentina che lo osannò e Parigi che ne restò stupita e affascinata. Poi, dopo il periodo della seconda guerra mondiale, la grande scoperta: la televisione. Dal piccolo schermo esplose il nostro dialetto, presentato da quell'attore che conquistò in poche trasmissioni tutto il nuovo pubblico della scatola magica. Una carriera particolare, unica per le nostre scene. Con una storia come la sua, poteva Govi sparire in una manciata di anni? Certo è merito del suo carisma raro, ma anche dell'esistenza di registrazioni, oggi un po' annebbiate, ma accettabili, della nostra televisione amata ed odiata, ma in questi casi preziosa.
E proprio in questi ultimi tempi il successo si è confermato con l'iniziativa editoriale della “Stampa” e della “Gazzetta del Lunedì e Corriere Mercantile” che ha diffuso, secondo l'ufficio Promozione del quotidiano torinese, circa 50.000 copie tra Liguria e basso Piemonte. Un dato che non richiede commento.
Ci sono anche giovani studenti che si laureano con tesi sul teatro goviano, provenienti dalle università di tutta Italia e le più prestigiose: oltre 20 tesi sono state accettate, e con molto interesse, dai docenti degli atenei di Urbino, di Milano, Roma, Bologna, Torino e naturalmente Genova
Ed è anche merito delle compagnie non professionistiche che portano sulla scena i personaggi goviani rendendo omaggio al grande attore: pensiamo a Tullio Mayer, a Petrucci, a Gianni Barabino. Hanno fatto molto per vivificare Govi ed il pubblico gliene è stato riconoscente e lo è ancora oggi a chi segue questa scia di memoria. Si ride oggi, come ieri, come sempre, di generazione in generazione ricordando le battute celebri, gli sguardi, gli ammiccamenti di colui che è sempre presente. E i giovani che recitano oggi, pensiamo agli attori che hanno seguito come maestro Gianni Barabino, ad esempio, che hanno dedicato al suo nome l'attuale compagnia e cercano di non imitare né Govi, né il loro direttore, sperando di aver imparato qualcosa da entrambi e, soprattutto, la modestia e l'amore per il teatro e sono riusciti.
Strano? Non diremmo. Diremmo piuttosto un giusto doveroso pensiero a chi ha dato al teatro genovese la vita, l'esistenza e senza presunzione né superbia. Da vero e grande attore.
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